XXI Secolo

lun 24 ott 2011

[Racconto pubblicato su The Best Magazine, 5/2011]

Siamo d’accordo che ventuno è dispari, ma non è sufficiente, perbacco! Già che c’eravamo, si poteva fare le cose per bene e vivere la seconda parte dell’esistenza in un secolo rappresentato da un bel numero primo. Invece no. Sempre queste cose fatte a metà.

Eppure c’è di peggio.

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A ciascuno il suo

mer 22 giu 2011

[Racconto pubblicato su The Best Magazine, 3/2011]

Per motivi personali, mi sono trovato per due volte, a distanza di poche settimane, in uno stesso teatro, in occasione di due diversi eventi: un raduno religioso e un concerto rock.
L’accostamento è divenuto, facilmente, un motivo di riflessione.

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“Piove”, disse.

gio 21 apr 2011

[Racconto pubblicato su The Best Magazine, 2/2011]

Usciti dal cinema, querula: “Piove”, gli disse. Aria grigia.

Con l’ombrello marrone, affettuoso: “Ecco qua!”, le propose riparo.

Un piede, stizzita: “Uffa!”, per terra batté. Rossa la scarpa. Era un giorno così. Oggi lei, ieri lui.

Sollecito, un taxi dal: “Cinema Flora”, chiamò, “per favore”.

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Sul fondo del mare

mer 6 apr 2011

Viveva sul fondo del mare una comunità matriarcale.

Cuore e cervello della vita sociale erano le donne polipo. Sicure e femminili, sinuose ed esigenti, le donne polipo gestivano ogni aspetto dell’esistenza, dalla grande politica, all’amministrazione della cosa pubblica, alle minuzie del quotidiano, collettivo o privato che fosse.

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Perbacco!

ven 1 apr 2011

«Perbacco!» – disse Guido, trafelato, il lunedì – «L’ho perso di un soffio. Ah, se solo mi fossi attardato un tantino meno. Prendermela comoda sì, va bene, proprio a questo scopo mi alzo presto, al mattino; però non va bene eccedere, per poi trovarmi a correre e a giungere comunque in ritardo».

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Ventuno di marzo. Evviva.

Lungo il lato di piazza d’Azeglio che si trova parallelo ai viali di circonvallazione, ho parcheggiato la Clio, sotto gli alti platani le cui fronde alcuni operai stanno gentilmente potando, nel primo giorno di primavera.

Tenendo l’interno della piazza alla mia sinistra, percorro il marciapiede fino all’angolo, dove svolto a sinistra, per proseguire verso via della Colonna.

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È oramai sera e da poco ha smesso di piovere. Sono a piedi, in una cittadina che somiglia a Viareggio, in una zona dell’abitato che dista un po’ dal mare e per rientrare verso il lato Nord del paese devo superare il fiume. L’elegante ponte levatoio pedonale di metallo e legno è quasi un chilometro più a valle, verso il mare e a quest’ora potrebbe essere sollevato per la notte.

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[Racconto pubblicato su The Best, 1/2011]

Due miglia al largo della costa, esposta a Occidente; il cielo è quasi sereno; la visibilità è ottima; da diciotto ore soffia un vento fresco di Maestrale, con raffiche di vento forte; cavalloni alti, dalle creste imbiancate di schiuma, vengono incontro costanti, da una distesa di blu e di biancastro a perdita d’occhio; gli spruzzi da prua percorrono facilmente i trentasette piedi che bastano a raggiungere e superare il pozzetto e ogni spruzzo incrementa il deposito salmastro.

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Quando la sveglia ha suonato avrei dormito volentieri ancora a lungo. Mi sono alzato dal letto e sono andato a sedermi altrove, per un adempimento lieve e veloce, con il telefonino tra le mani.

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La quarta ombra

dom 31 ott 2010

Continua da qua…

Una sera di fine ottobre, stava venendo via dal lago quando il sole era già tramontato, dopo un paio d’ore di allenamento in kayak. Non c’era nessuno intorno. Si avvicinò all’auto, parcheggiata sul terreno argilloso alla base dei piloni alti alti del ponte stradale, sistemò nel baule lo zaino voluminoso e si sedette al volante.

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