Società di Mutuo Soccorso

mer 10 Mar 2010

(desiderosa di coccole) «Ho tanto freddo!»

Società di Mutuo Soccorso

Società di Mutuo Soccorso

(salace) «Allora fai così: affrettati a sbrigare 5 faccende domestiche quando avresti tempo a malapena per 3, esci di casa trafelata, ma non disperata, lascia stare l’automobile e corri a prendere il bus (nel tuo caso; il treno, nel mio, oppure il tram o la metro nel caso generale), quello che passa all’ora giusta per iniziare la giornata nel rispetto della scaletta che ti sei data per oggi, arriva alla fermata uno o due minuti prima di quello e goditi non soltanto il calore generato dall’attività muscolare (problema risolto), ma anche il senso di appagamento per il primo dei successi che conseguirai in questa nuova giornata della tua vita. Non ti pare?»

(rassegnata) «Sono in coda da 10 minuti… Grazie. La macchina si è scaldata».

(positivo) «C’est parfait. Risultato raggiunto, n’est-ce pas?»

(giocosa/ironica) «Assolutamente felice».

(domato) «Smack!»

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25 Responses to “Società di Mutuo Soccorso”

  1. Darling Says:

    Carissimo,
    il problema – che non hai avuto cuore di evidenziare – è che fra il mio “Ho tanto freddo!” ed il tuo salace “Allora fatti…” sono trascorsi ben 17 minuti … ero sì rassegnata!
    Piuttosto mi domandavo già sbalordita questa mattina: da quando parli francese, Chéri?


    • Darling,
      in quei 17 minuti stavo finendo le due faccende extra, stavo correndo trafelato, ma non disperato, verso il treno, vi stavo salendo e stavo rispondendo al tuo messaggio.
      Mi dispiace di vivo cuore, se questo ti ha fatto soffrire: sai bene che è la cosa che più mi rattrista.

      My Dear,
      je ne parle pas français. Giusto poche frasi fatte; macché frasi, sì e no qualche locuzione. Eppure mi piacerebbe imparare anche il francese, bien sûr.

      À tout à l’heure, Chéri.

  2. solindue Says:

    Oh Cielo, anche io ho tanto freddo!
    Mi piace la tua Società di Mutuo Soccorso … non è che mi allungheresti il tuo numero di cellulare che qui dalle ie parti tira un Vento…


    • Carissima e stimatissima Sol’,

      comprenderai che, essendo io legato sentimentalmente a Darling, il mutuo soccorso che posso assicurare al resto del pianeta incontra delle limitazioni.

      Lungi da me l’ipotizzare che tu, consapevole di quanto ho qui sopra sottolineato, desiderassi alcun soccorso men che onesto e acconcio, da parte mia. Non di meno, mi premeva di sgomberare il campo da ogni possibile equivoco, non già tra di noi due ma pur sempre possibile per chi, trovandosi poco o punto a parte delle nostre vicende, personali e reciproche, incorresse nella lettura di questi nostri scambi.

      Chiarito quanto andava chiarito, ti farò avere, in separata sede, il mio recapito di telefonia mobile, affinché tu possa concedermi l’onore e la gioia di ricorrere alla mia modesta, umile opera, senzaltro inadeguata.

      Un caro abbraccio,
      Luciano

  3. Diemme Says:

    Quando si dice le chiavi di lettura! 😉


    • Ciao Diemme!

      Che piacere averti tra le mie pagine.

      Divertente (non trovi?) il fatto che basterebbe utilizzare una chiave differente e si aprirebbero porte assai diverse, magari opposte.

      A volte mi piace avere questa libertà, quando leggo, o lasciarla, quando scrivo. È il gusto della comunicazione.
      Altre volte preferisco che tutto sia in un solo modo possibile, perché anche in questa maniera provo il gusto (diverso dall’altro) del comunicare.

      Ti saluto con tanta cordialità.

      • Diemme Says:

        E’ piacere mio essere tra le tue belle pagine, e scoprire la dolce esistenza di darling. Che dirti, io sono una romantica, queste storie mi piacciono….

        Comunque, tornando al discorso in oggetto, sai che io sostengo che “Ogni rovescio di medaglia ha il suo diritto”, che è il contrario del proverbio originale, ma a me questa versione ottimistica piace moooooolto di più! 😉

  4. Darling Says:

    Immagino che domani mattina dovrò attendere ben più di 17 minuti per il tuo salace sms, se fra le due cosette di casa e la corsa per il treno avrai da messaggiare anche a Solindue…vedrò di alzarmi presto e batterla sul tempo.
    Pensi di rispondere a tutte noi in ordine cronologico di richiesta di soccorso…o che altro Chèri?


    • Adorata,

      non ti corre alcuna necessità di battere chicchessia, vuoi sul tempo, vuoi su quale che sia il campo. Tu hai la vittoria in pugno.

      Scontata o acquisita per sempre non lo è mai, la vittoria; è giusto. Non di meno, ti ergi sulla vetta e di là puoi incontrare occhi soltanto mirando verso il basso.

  5. Darling Says:

    Ho letto da qualche parte che Solindue è alta un metro e settantuno: dovrò mettere i tacchi per mirarla verso il basso!

  6. Bretone Says:

    Ciao Lucio, mi fa molto piacere poter leggere nuovamente le tue riflessioni, spero presto di poter rileggere anche novelli racconti.
    Un modesto consiglio su come evitare la polemica: presumo che questa storia degli sms mattutini di Darling vada avanti da un pezzo e presumo altresì che tu sia in grado di prevederne il tono, quindi non ti resta che preparare due, tre, volendo quattro sms «tipo» da salvare in “bozze”, (non deve mai mancare una nota romantica, per il resto puoi variare: divertente; ironico; stupito; etc, etc) così che al momento opportuno non ti rimane che apporre qualche piccolo aggiustamento e sei pronto per inviare una risposta rapida e non banale.

    A Darling: non essere così opprimente: se il cavallo è tuo torna, altrimenti è inutile tenere le briglie strette, prima o poi scapperà.


    • OK Bretone.

      Grazie per i suggerimenti.

      Se desiderassimo qualcosa di più, gestisci anche sedute terapiche di coppia?
      Lo dico scherzando, ma sono certo che te la caveresti sul serio, a prescindere dall’applicazione o meno che dei tuoi consigli vorremo fare.

      Mai pensato di laurearti in psicologia? Almeno un corso di counselling. Dico davvero. Sai che ganzata il fornire supporto alle coppie! Poi, da cosa nasce cosa, e magari allarghi la sfera di azione alle famiglie, alle imprese, ecc.

      Caspita, mi sembra talmente una buona idea che quasi quasi la aggiungo alla lista delle mie ipotetiche cose da fare e mi ci dedico io stesso… Ah, già, dimenticavo: ho già provato in gioventù. Psicologia fu la terza facoltà che tentai di seguire e fu anche il corso di laurea in cui feci il minor numero di esami, salvo il corso in fisica, che li batté tutti, quanto a precipitosa fuga.

      Pardon, torniamo al presente.
      Coraggio! Pochi anni di corso, magari riconosciuto dalla Regione, e sei un counsellor! Confido molto nelle tue capacità di ascolto.
      Io mi prenoto fin d’ora, quale tuo cliente. Sul serio.

      Che ne dici?

    • Diemme Says:

      Caro Bretone, una donna potrebbe anche non essere interessata al cavallo che ritorna.

      Il rapporto va difeso, e se è vero che all’interno di una coppia non si può opprimere l’altro (ma mi pare che in questo caso nessuno dei due lo stia facendo), mi pare giusto che una persona abbia i suoi buoni motivi per aver fiducia nel partner, e che questi difenda il loro rapporto e la posizione di assoluto privilegio che l’altro ha nel suo cuore.

      Mi pare che in questo Luciano sia stato ineccepibile, e Darling si può permettere di scherzare perché sa che può dormire tra quattro guanciali e poi perché, diciamocelo, venire rassicurati e che venga ribadito il sentimento che l’altro prova per noi fa piacere a tutti.

      Buona giornata!

  7. solindue Says:

    Oh Cielo! Un rientro in grande stile mio stimatissimo Luciano!
    Finalmente il mio onore è salvo! Ti ringrazio per le precisazioni sui nostri rapporti. Non voglio certo una Darling rivale fra le mie pagine … già troppi polveroni e inutili gelosie ho sollevato in rete.
    La tua dolce signora può quindi mettersi tranquillamente le ballerine, non abuserò del recapito di telefonia mobile che mi hai lasciato ieri sera… 😉

  8. Bretone Says:

    A Lucio: Credo pochissimo alla figura del consulente di coppia: i problemi che normalmente affliggono un rapporto a due si risolvono fino a quando in ambo vige il desiderio di trovare una soluzione, basta che uno dei due non lo desideri più e la coppia scoppia, in entrambi i casi a poco serve il consulente. Credo invece in un percorso di analisi individuale, che può, fra l’altro, aiutare a capire se vale la pena continuare a impegnarsi in un rapporto; ma queste sono cose serie, che poco o nulla hanno a che fare con lo scambio di frizzi e lazzi su di un blog leggibile da chiunque: le mie sono solo piccole provocazioni che stanno alla psicologia come Arlecchino alla tragedia.

    A Diemme: penso anche io che Darling non ha motivo di preoccuparsi, proprio per questo non dovrebbe stare a contare i minuti fra un sms e l’altro.
    In ogni modo, parlando in generale, senza nessun riferimento diretto al caso soprastante, si fa presto a dire : se ti innamori di chi è affetto dalla “sindrome di Ulisse” a poco serve regalargli pantofole e giacca da camera, non le userà.

    • Diemme Says:

      Caro Bretone, è un piacere leggere la tua replica, con la quale concordo in toto, sia per la parte rivolta a Luciano che per quella indirizzata a me.

      E sì, Darling non ha nessun motivo di preoccuparsi, e non per il buon cuore di qualcuno che le farà la grazia di non abusare di recapiti telefonici (che però ci tiene molto a sottolineare di avere), ma perché lui la ama.

      Però tieni presente che l’amore è reciproco, e una donna che ama i minuti tra un sms e l’altro li conta eccome, e sembrano eternità: questo non per tampinamento o gelosia, ma solo perché poche cose al mondo sono più belle e gratificanti dei messaggi di chi amiamo, e che ci ricambia con tutto il cuore.


  9. Ehi raga,
    quanti begli spunti di confronto e di riflessione!

    Sono sicuro che non ve la prenderete se aggiungo ancora qualche parola: non per una coazione a ribattere, ma perché è ganzo quello che dite e mi fa venire voglia di inanellare altri elementi alla catena.

    Vado di getto, ok?

    Non vorrei sbagliarmi, ma mi sa che dietro ogni Arlecchino c’è tanto di humor quanto di tragedia, mentre non sono del tutto sicuro [Ma che c’entra? Boh] che dietro ogni Madama Butterfly ci sia anche dello humor (qualche cinico potrebbe rinvervi motivi di spasso, ma è un’altra questione).
    Però questa è soltanto la mia visione. Io sono stato molto fortunato, finora: al massimo ho vissuto dei drammi, ma tragedie nessuna.
    Detto questo, non intendo togliere nulla al ragionamento di Bretone, né confutarlo. Semmai aggiungervi.
    Semplicemente seguito, come faccio spesso (viziaccio o benedizione non so), il filo delle associazioni che mi si generano nella testa.

    Altro punto: credo che si possano raggiungere gratificanti mete introspettive anche in due, specialmente dedicandovisi quando tutto va per il meglio, senza aspettare di avere una crisi da risolvere.
    Però, fino a oggi, nessuna delle mie compagne ha inteso davvero accompagnarmi nel viaggio interiore, ossia verso l’interno di ciascuno e verso l’interno della coppia. Forse Darling sì? Può darsi, vedremo.
    Voglio richiamare, a sostegno del mio entusiasmo per il guardarsi dentro, un concetto scontato: l’essere in due, sebbene comporti da un lato la rinuncia a una certa fetta di sovranità individuale, dall’altro porta a conferire valore aggiunto a quasi tutto quello che si va facendo, sia da soli sia (e soprattutto) in compagnia dell’altro, tanto che ciò che si ottiene, se si facesse il conto, è probabile che superi la somma delle singole fortune (non parlo di soldi, è chiaro).
    Il viaggio interiore (lo dico per esperienza diretta ma, appunto per questo, può, per molti, non valere) ha diversi aspetti in comune con il viaggio esteriore, inteso come spostarsi fisicamente. Significa in entrambi i casi andare a visitare luoghi non noti prima oppure anche a ritrovare posti già visti. Se i due trip non fossero simili, non useremmo metaforicamente il sostantivo che indica il secondo per alludere al primo.
    Uno dei tratti che i due viaggi hanno in comune, per me, è che se da un lato mi piace molto andare da solo, per scoprire nuove cose assecondando i miei tempi, secondo le mie energie, lasciandomi portare o perfino perdere dalle mie voglie, sentendomi l’eroe di me stesso, quando poi mi trovo da solo (o in compagnia di altri che non siano la mia compagna) a visitare luoghi o a solcare mari, allora mi manca quel gusto in più, quella grande fetta di gusto aggiunto che mi proviene dal condividere quel viaggio con la persona che amo, allorquando ciascuno può sentirsi l’eroe di entrambi.
    Il che, per l’appunto, vale senz’altro anche per il viaggio dentro. Così è per me, naturalmente.

    La sindrome di Ulisse. Prendo a prestito la locuzione, ma non il senso che Bretone vi annetteva. Fuori di metafora, quindi, riportando la sindrome al viaggiare esteriore, al navigare in barca a vela, che è una mia passione, posso dire che la sindrome mi appartenga, temo, ma, temo, senza la necessaria determinazione.
    Così resto sospeso, recandomi (nei miei progetti) di quando in quando su qualche spiaggia di Itaca a osservare la distesa d’acqua che mi chiama. Dico anche, mescolando realtà e sogno, mescolando la navigazione reale e la metafora di se stessa, che magari ogni tanto faccio un giro con le mie navi, magari mi spingo anche un po’ in là, ma torno sempre e piuttosto in fretta, prima che si faccia troppo tardi. Certo, anche Ulisse tornò, ma mi sono sempre chiesto se Penelope, (almeno dentro di sé, se non apertamente al suo sposo), non abbia sbottato con un bel “Questa casa non è un albergo”.

    Quanto al fatto che “una donna potrebbe anche non essere interessata al cavallo che ritorna”, non so. Fai bene, Diemme, a usare il “potrebbe anche”, perché ciascuna donna e ciascun uomo, ancor più ciascuna relazione, sono differenti.
    Ma comprendo che il rischio sia concreto; ne convengo. Può darsi che sia anche tale rischio a far allontanare temporaneamente il cavallo. Se poi quella lontananza possa portare a un addio definitivo o meno lo si può scoprire soltanto anadandosene, per l’appunto, in giro. Cosa scegliere tra sicurezza della noia ed eccitazione del rischio? A ciascuno la propria scelta; anzi le proprie scelte, di caso in caso, di volta in volta.

    In ogni caso, è un grande divertimento stare qua con voialtri; tutti quanti.

    • Diemme Says:

      Grazie grazie grazie! 😉

      Dunque, caro Luciano, ti contesto subito la tua domanda, che messa così sembra richiedere un’ovvia risposta positiva. Tu chiedi “Cosa scegliere tra sicurezza della noia ed eccitazione del rischio?” e io ti rispondo “Secondo te costruire un rapporto con una persona è più noioso, e saltare di fiore in fiore più eccitante?”.

      Se dovessi esemplificare, ricorrendo al mio solito esempio della prima elementare, stare stabilmente con una persona significa fare un percorso che va dalla prima elementare, o addirittura dall’asilo nido, e arrivare all’universita, specializzazioni e master vari, esperienza lavorativa… tutto, fuorché noioso.

      Cambiare, significa stare sempre in prima elementare, magari in un’altra classe, di un’altra scuola, fosse pure di un’altra nazione, con le pareti di colori diverse, ma sempre di prima elementare si tratta: ogni esperienza ci darà certo qualcosa, ma la noia e la ripetitività sono in questo caso più una certezza che un rischio.

      Per quanto riguarda la sindrome di Ulisse, ci sono due chiavi di lettura: la curiosità verso il nuovo, che è un bene e potrebbe essere un elemento che dà energia alla vita di coppia, ma anche l’incapacità di essere legati allo stesso posto, alle stesse persone (non dimentichiamo che, mentre Ulisse era a spezzare muliebri cuori e a far sussultare esotici talami a destra e a manca, Itaca andava a rotoli, e si dà il caso che lui fosse il re, tenuto a governarla e proteggerla).

      Credo che in questa seconda accezione Bretone abbia citato la sindrome di Ulisse che, credimi, non è cosa di cui andar fieri. Almeno, dal mio punto di vista.

  10. Darling Says:

    Tesoro…ti redi conto che il commento è t_a_n_t_o più lungo del post, vero?
    Ti manco tanto, eh?!?


  11. Grazie DM.
    Interessante quello che dici sulla noia, sulle relazioni e sulla scuola. Ci mediterò su (che è un modo dissimulato per dire che concordo, ma non lo voglio dare troppo a vedere, perché inficia tutto il mio ragionamento).
    Quanto a Ulisse, era appunto fuor di metafora che ne parlavo (come credevo di aver dichiarato): dall’intervento di Bretone prendevo a prestito soltanto la lettera, tralasciandone in toto il senso. Era uno spunto, ma per parlare d’altro.

    Darling, Tesoro mio,
    fa nulla. Ti pare?
    Quanta letteratura, saggistica, pubblicistica, ecc. vive tanto nelle chiose, nelle glosse e nei commentari quanto nel testo!
    Oh perbacco, mi sa che il paragone, tra il mio blog e la letteratura, la saggistica, la pubblicistica, ecc., è davvero pretenzioso. Chiedo venia.
    Mi manchi tanto, come il manico manca alla padella; soprattutto manca al cuoco, che, per togliere dal fuoco la frittura mista (hmmm, mi pare di sentirne il profumo), corre il rischio di ustionarsi.
    Smack!

    • Diemme Says:

      Ma figurati, sei stato chiarissimo, e comunque anche quella che hai descritto tu è sindrome di Ulisse, però nel senso più positivo del termine: “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”.

      E’l’altra, quella negativa, che mi fa scattare, perché io quando si parla di Ulisse ho il dente avvelenato (sarà perché mi sento tanto Penelope?). Ulisse, nella seconda accezione da me descritta, è l’archetipo del Puer Aeternus, il bimbino viziato e non disposto a crescere, molto prima dell’abusato Peter Pan.

      Comunque, fossi vissuta a quei tempi, e fossi stata davvero Penelope, fuori da ogni crisi di gelosia, avrei pensato che non è difficile farsi prestare attenzioni da Ulisse, ci riescono praticamente tutte (insomma, quasi, non è che fosse di bocca buona, ma certo molto, molto incline e ben disposto… ) ma Penelope è una, che poi alla fine, al grido di “questa casa non è un albergo”, può pure decidere di chiudere le porte del castello di Itaca a decupla mandata, e mandarlo a farsi inghiottire dal mare nella sua ennesima avventura: contento lui… 😉

  12. Darling Says:

    Perdonami amore, ma sai io ho il vizio di non leggere mai le note di un testo. Dici che dovrei?
    Comunque va da se che fra te e l’ermetismo c’è tanta lontananza quanta da quel cuoco che si é scottato a togliere il fritto da una padella senza manico, a un ristorante con una stellina di Michelin_o.
    Per Bretone “il filosofo”: si legge fra le righe che lo adoro?
    Per Diemme: spezzerei una lancia a favore di Sol’ (forse avrebbe dovuto farlo Lucio, ma…). E’ una cara amica che ama solo giocare, basta avere un po’ di ironia per capirlo!
    Per Arthur: perché Volpone il mio Luciano?

  13. koalanation Says:

    @Sol Arthur e Luciano : ah ah ah ah divertentissimo il vostro scambio di commenti !:-D

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