In viaggio

gio 31 Dic 2009

Trolley in mano, zaino in spalla, borsa a tracolla e marsupio in vita. Fuori, verso la stazione.

Dopo 30 minuti di Regionale e quaranta di attesa a Santa Maria Novella, adesso è Alta Velocità, per 3 ore.

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4 Responses to “In viaggio”

  1. solindue Says:

    Ma non ci credo Luciano anche tu in montagna!? Maddai, e magari sulle alpi, pensa potrei vederti sulle piste o dentro un rifugio….non ti sapevo provetto sciatore.
    Quindi buona neve e buon 2010 e lode!
    p.s. raccontaci anche il ritorno!

  2. Monica Says:

    Carissimo Luciano,

    fa un bel respiro profondo e mettiti comodo perchè ho un sacco di cose da dirti in seguito alla lettura di questo post. Sono pensieri disordinati al vento.

    Ieri a casa di solindue (ciao amica carissima) ho letto il tuo post viaggio e il tuo modo di affrontare il rientro dalle vacanze. Sorridevo come Stella sorride mentre leggevo, perchè rivedevo molto me stessa (solindue: stella è anche molto pratica non solo sognatrice eterea e stellare). Mi chiedevo però perchè cinque mucchi: io ne faccio 3/4: bianchi – scuri – colorati chiarissimi – colorati vivaci – questi i miei penseri ieri sera mentre leggevo – e anche la galletta di riso mi faceva sorridere (io farò finta di vivere da sola ma ho un rifornimento di tonno, pasta, riso, panbauletto, biscotti, cereali, latte (e pensa che bevo te) e poi nel friser si passa dal pollo al pollo al pollo al tacchino al ripollo ai gnochi fatti con la mamma alle zucchine ripiene fatte dalla mamma al minestrone fatto con le verdure del papà)…(premessa: te l’avevo detto che erano pensieri disordinati al vento)

    Anch’io ero in montagna tra l’ultimo e l’epifania.

    IO sono una macchina dipendente e non amo molto il treno anche perchè penso di averlo usato un paio di volte. All’università ci andavo in bici. Ho sempre lavorato in posti anche lontani dove ci voleva la macchina. Per fortuna adoro guidare se no sarei persa nel vuoto per i luoghi che posso raggiungere solo in macchina.

    Il treno però mi ha sempre affascinato a differenza dei pulman che mi mettono ansia.

    Se dovessi metterci dieci ore per andare in montagna penso che andrei al mare…(magari in bici)

    Un abbraccio e a presto (ps. sono stordita naturalmente senza sostanze aggiunte)


  3. Ciao Mony.

    Grazie per la ventata disordinata e allegra.
    Lascia che ti risponda punto a punto, perché hai proprio messo in moto la mia penna (leggi la mia tastiera).

    Cinque mucchi. Solitamente non divido la biancheria, salvo separare la lana, se intendo utilizzare cicli di energia superiore a quella consigliata per il delicato vello ovino.
    Possiedo una tradizionale lavabiancheria a carica frontale, una Indesit WISL105.
    Solitamente, imposto il programma 10 “Sintetici: Colori delicati (biancheria di tutti i tipi leggermente sporca)”, 40 gradi, prelavaggio non previsto, seleziono la massima velocità di centrifuga (1000 giri). Sono 40 minuti di durata dichiarata dal costruttore (non molto di più, in pratica, orologio alla mano).
    Il fatto importante, soprattutto per un single, è che (parliamo ancora di quello che faccio di solito) mischio tutti i tessuti e, soprattutto, tutti i colori, previa aggiunta di mezzo bicchiere di aceto di vino bianco alla vaschetta del lavaggio (più un altro poco a quella dell’ammorbidente, il quale ammorbidente non uso).
    L’aceto, come mi ha insegnato la mia mamma, fissa i colori ed evita che questi si mischino e che i capi si macchino con i colori degli altri capi (sebbene, in questo modo, si fissino un tantino anche le macchie di sporco).
    Ebbene: al rientro dalla montagna avevo un mucchio di roba da lavare, incluso ciò che era già nel cesto da prima delle vacanze.
    Un solo carico non sarebbe bastato davvero.
    Per il volume dei soli scuri (neri, marroni scuri, grigi scuri, blu intensi e simili) sono occorse due lavatrici.
    Restavano: i bianchi, un discreto numero di rossi e altri colori misti.
    Quale occasione migliore per dare una bella sbiancata al bianco? Si trattava di una parte della biancheria intima, di una maglia a lupetto e di due capi in pile beige chiaro (un golfino e un berretto).
    Allora vai di Vanish (che uso molto di rado, perché mi sa che inquina un bel po’): naturalmente, si è trattato di un carico a parte.
    I rossi: altro lupetto, la salopette da sci, un golfino di pile arancione, una camicia arancione e un bel pile rosso.
    Infine, i colori misti, inclusa la lana: tutti nel quinto lavaggio, con la canonica addizione di aceto, programma 6 “Lana”, 40°, 50′, centrifuga al minimo, 400 giri.
    Ecco fatto. Cinque lavatrici.
    In condizioni normali mi sarebbe entrato tutto in tre cicli, massimo quattro. Volendo fare a parte il bianco e a parte i misti e la lana, sono diventati cinque. Sto sempre così attento agli sprechi (credo), che ogni tanto allento un po’ e mi concedo qualche stravizio.

    Le gallette di riso sono fenomenali, secondo me: si mantengono fino alla scadenza (solitamente lunga) e anche oltre; per un tempo indefinito. Se evito quelle senza sale, allora sono discretamente mangiabili; sono perfette per quando mi manca il pane, mentre il pan carré e simili, che pure potrei considerare, sono difficili da trovare senza zuccheri aggiunti, fattore al quale sono particolarmente attento, a causa di certi valori un po’ troppo alti nelle mie analisi; senza contare che hanno tempi di scadenza assai più ridotti.
    Quanto a tonno, pasta, riso, eccetera, sono ben provvisto anch’io.
    Sapendo di mancare per quasi due settimane non ho lasciato latte fresco, ma soltanto quello UHT. In ogni caso, il menù che mi sono servito era quello che mi andava, tra le cose che avevo.
    L’alternativa era che passassi anch’io dalla mamma, prima di rientrare a casa. Però ho preferito approdare qua, prima di tutto.
    In frigo e in freezer non lascio nulla di deperibile, quando mi assento per periodi superiori ai tre giorni: se dovesse mancare la corrente, al ritorno troverei il disastro. Hai mai visto quanto possano risultare ributtanti carne e vegetali, dopo qualche giorno a temperatura ambiente? Io sì: sembra di essere precipitati all’interno di una puntata di Quark.
    A riprova, un conoscente di mio padre ha dovuto buttare il frigorifero e ricomperarne uno nuovo, perché non riusciva a mandar via l’odore penetrante del marciume che hanno ritrovato al rientro dalle vacanze, a seguito di un blackout.

    Come forse hai letto in altri miei articoli o commenti, io adoro i mezzi pubblici, non amo affatto guidare (spesso lo odio), non posseggo un’automobile tutta mia e ho venduto lo scooter. Mi sento così libero!
    Proprio questa sera, in treno, rientrando dal lavoro, ho udito un dialogo tra altri due passeggeri, in cui lei diceva, un po’ come te: “Non viaggio mai con i mezzi pubblici, la prossima settimana mi arriva la motocicletta nuova e mi sentirò nuovamente libera”. Vedi? È perfetto. Ognuno si sente libero in un modo differente, talora opposto a quello di chi ci si trova affianco sul treno o affianco sul blog. Quanto mi piace la varietà!
    Poi, anche le parole contano. Tu dici che sei “macchina dipendente”: è peculiare il fatto che, per esprimere un concetto di libertà, tu ti rifaccia all’idea di dipendenza. Eppure sono certo che non ti pesa affatto, affrontare ogni giorno il traffico. Lo dici chiaramente, che adori guidare. Sì, è proprio ganzo, questo pianeta. Non trovi?
    A me non ha pesato affatto viaggiare per dieci ore sui mezzi pubblici. Potrei metterci anche il doppio e anche di più, per andare in montagna, al mare, in Inghilterra, in India, in Tasmania o alle sorgenti del Nilo. Mi piace e basta.
    Tanto più che, all’arrivo, c’era un bel premio, in termini emotivi…

    Anch’io mi trovo leggermente stordito, a volte. Normalmente distratto. Solitamente disordinato. Senza contare le sostanze aggiunte.

    Un caro abbraccio

  4. Estragone Says:

    Toc Toc, c’è qualcuno?
    Luciano sei ancora in viaggio o ti sei semplicemente scordato del tuo blog?

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